Ci tengo sia perché si tratta del primo libro scritto e pubblicato dalla mia dolce metà, e scusate se è poco, sia perché buona parte delle vicende narrate si possono riallacciare al discorso cui mi sono interessato verso la conclusione del mio percorso universitario, ossia quello delle relazioni interetniche, il pregiudizio e la convivenza.
Il campo di applicazione di chi l’ha scritto non è lo stesso del sottoscritto, ciononostante molti elementi ancora utili e attuali sono ben evidenziati e permettono di capire, attraverso un percorso che parte dalle origini della schiavitù africana in America fino ai tempi più recenti, le difficoltà e gli ostacoli che possono verificarsi quando delle persone cercano di recuperare la dimensione umana e la parità con gli altri gruppi che condividono la stessa terra.
È vero che ci sono molte sfumature che cambiano da un posto all’altro, e da una cultura all’altra, e che le complesse dinamiche tra gruppi etnici risentono dell’influenza di tempi, luoghi, e tradizioni differenti (ad es. tra Europa e Nuovo Mondo, tra Italia e Inghilterra, tra Nord e Sud, tra città e città etc.), ma gli esempi e le testimonianze, date da una realtà e da una situazione storicamente e culturalmente differente, possono comunque fornire a tutti degli spunti preziosi.
Questi spunti ci permettono di costruire un più ampio patrimonio di problematiche e di soluzioni, di difficoltà e di tentativi di conciliazione, di condizioni legate alla convivenza e alla reazione, alle ingiustizie e alla discriminazione.
Oggi le società pluriculturali partono da situazioni in parte molto differenti, ma ritengo che alcuni elementi e bisogni, a livello umano, si possano ritrovare e possano riemergere quasi ovunque, perciò anche quando non abbiamo a che fare con gruppi etnici che sono in un territorio perché costretti o perché i loro avi erano destinati a fare da schiavi per i nostri, possiamo ugualmente scontrarci con la mentalità che individua un’etnia migliore e una peggiore, un gruppo di persone che hanno diritti e un altro che ne ha di meno, e via dicendo.
Credo che il libro fornisca anche un utile esempio per l’impegno e il ruolo sociale e civile di un popolo, utile per cittadini che si sono dimenticati come si può fare a reagire alle cose che non vanno e come ridefinire i confini dei diritti e dei doveri nella propria società.
Dato che, mi pare, oggi ci si accontenti parecchio di delegare ad altri anche il nostro impegno e riporre, per tanti motivi, le energie per l’insoddisfazione, lo sdegno e il dissenso nelle lamentele da riproporre a parole ad ogni occasione di chiacchiera, lasciandole li a morire, penso che le testimonianze ripercorse nell’opera costituiscano un interessante spunto di riflessione su cosa, volendo, si potrebbe fare anche se non si fa.
Dicevo del libro, ebbene si legge piacevolmente e scorre senza problemi fornendo, al contempo, indicazioni precise, riferimenti a documenti e fatti che hanno fatto la storia di un popolo e di una nazione.
La strada per la conquista di una dignità, oltre che dei diritti civili, da parte del vasto gruppo dei discendenti degli schiavi africani trasportati in America è stata lunga e, in questo libro, si mette in luce il ruolo di numerose donne afroamericane che hanno costruito questo percorso fino ai giorni nostri.
Gli esempi di donne impegnate nella lunga lotta per i diritti civili (e non solo) sono numerosi, tutti illustrati in maniera esaustiva e dettagliata: Rosa Parks, Septima Clark, Fannie Lou Hamer, solo per citarne alcune.
Il tutto è contestualizzato, fase per fase, anche da un punto di vista socio-economico e politico.
L’ottica “di genere” ci da’ un’ulteriore chiave di lettura e introduce dei fattori aggiuntivi alle difficoltà puramente etno-culturali.
La mentalità da superare e da ridefinire non è soltanto quella che sostiene le differenze tra un gruppo (dominante) e un altro (svantaggiato), ma anche quella che storicamente discrimina le donne dagli uomini. È un elemento che separa ulteriormente, all’interno di una situazione che è già di separazione, e dunque crea fratture che aumentano la difficoltà di far fronte comune per un obiettivo.
Se da una parte tutti hanno sentito parlare di Martin Luther King Jr. e si rifanno a questo nome quando si parla di lotta per i diritti civili e contro la segregazione razziale, molti ignorano gli altri contributi a quel processo, contributi che si rivelano fondamentali nel percorso storico e culturale.
E allora ecco ciò che accomuna discriminati e discriminanti, ossia il tradizionale ruolo marginale da assegnare alle donne.
Ad ogni modo, nonostante le difficoltà e le resistenze interne ai gruppi sociali coinvolti, è una cosa notevole che, partendo da una condizione di popolo considerato poco più che una proprietà o uno strumento di lavoro, una minoranza etnica svantaggiata sia riuscita a guadagnare visibilità e a costruire una nuova condizione sociale via via più equa e accettabile.
Per ora mi fermo qui, più avanti sarà il tempo del secondo, e recente, libro.
Postato da Volf alle ore 15:52 | commenti (19) | commenti (19) (Pop Up)
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