mercoledĂŹ, 26 marzo 2008



Ovvero anche: il perché delle cose 2.0
 
contrasta gli eventi... se ci riesci L’ennesimo esame fallimentare dei numeri usciti al superenalotto mi ha fornito quel giusto fastidio aggiuntivo, a volte noto anche come ispirazione, per ritirare fuori un argomento ormai liso.
 Ora dico, è possibile che possa ritenersi casuale la continua uscita di numeri adiacenti a quelli che gioco? Sono sicuro che se li cambiassi ne uscirebbero altri esattamente vicini. 
 È una costante: se, per dire, giocassi il 10 per 3 volte di seguito sono certo che uscirebbero l’11, il 9 e anche, per via eccezionale, il 9,5. Di fatto accade molto spesso così, cioè di una serie di numeri (sono 6) ne escono parecchi distanti un’unità da quelli giocati.
 Per non parlare di quanto siano poco ben distribuite le uscite, dato che molto spesso vedi uscire serie tipo 6,7,9, o 75,77,78 e via così…
Ok, va bene la casualità, ma così sembra proprio che qualcuno si metta d’impegno per insinuare il sospetto di un complotto cosmico.
 Certo sui grandi numeri il discorso non ha senso, voglio dire è tipico dell’uomo credere di essere l’unico parametro o punto di riferimento di fatti che in realtà coinvolgono anche altre migliaia di persone, e ognuna di loro in modo differente (altrimenti non vincerebbe mai nessuno): quello che mi ingenera odio generalizzato contro tutto è che sembra non esserci quella normale rotazione che la casualità dovrebbe includere.
 Però è casuale, che cacchio ci volete fare? Mica si può dare un senso o un ordine a ciò che è casuale… non lo sarebbe più.
 Va bene, mi dico, ma perché le cose devono essere per forza così “casualmente” fastidiose quando io voglio entrare in un sistema? Sia il gioco che qualsiasi altra cosa mi possa venire in mente, funziona così.
 Forse, penso, potei fingere disinteresse per la cosa, che ne so, magari parlare con qualche altra persona con insistenza e con fare ipnotico, fino a convincerla che sarebbe una cosa buona giocare al mio posto e poi farmi avere il ricavato della vincita… proprio come se io fossi del tutto estraneo all’impresa.
 Potrei mettermi dei baffi finti quando vado a giocare i numeri, oppure utilizzare una marionetta doppiandone la voce in falsetto…
 Non so, ho come l’impressione che non sarebbe così facile tentare di fregare la beffa karmika.
Beh comunque sia, la casualità è reale, solo che è difficile da comprendere o da accettare.
 È ancora più difficile se per forza diamo un senso a tutto ciò che ci riguarda, per il fastidio di non poterne effettivamente trovare uno che sia ogni volta adeguato e soddisfacente.
 Ad ogni buon conto io non mi rassegno così facilmente alla razionalità, specialmente quando c’è di mezzo una buona causa (ossia i miei, potenziali e futuri, rosei interessi), pertanto sperimenterò qualche altra tecnica per fregare questa sorta di sfiga mascherata da caso, ad esempio giocando un'altra serie di numeri adiacenti ai miei per vedere se poi escono altri numeri ancora una volta di fianco alle due serie giocate.
 Si, lo so, ho detto sfiga e dovrei rigettare ciò che ho scritto negando di esserne l’autore.
Penitentiagite!!
 Effettivamente, negli anni dell’università, manipoli di docenti inquisitori hanno provveduto a fare campagna di terrore per plasmare il nostro giudizio affinché le parole “caso” e “sfortuna” scomparissero dai nostri database, bandite con disonore, e venissero sostituite da altre formule più motivazionalmente accettabili, del tipo: “Insieme di fattori situazionali da elaborare per ottenere i risultati desiderati”, o “Variabili di contesto interferenti con i piani posti in essere e che richiedono un rapido riadattamento reattivo e positivo” e via dicendo.
In ogni caso era per loro fondamentale creare un terreno tale che tutti fossero in grado di convincersi, e di convincere gli altri, del fatto che non fosse tanto importante l’evento neutrale, “erroneamente interpretato” come negativo, ma la capacità di trovare in se stessi e nell’ambiente le risorse necessarie a prendere altre strade senza piangere sulla situazione.
 Ok, può anche andare in un certo senso, a volte può essere una considerazione utile… ma vallo a dire ai numeri estratti, cacchio! Quelli escono e punto, o ce li hai o non ce li hai.
 Comunque, sui colleghi più fondamentalisti la cosa prendeva piede in tempi molto brevi e si radicava come fosse da sempre parte del proprio pensiero, senza la possibilità di intaccare la formula con miscele di realtà avversa e inapplicabilità universale.
 Qualunque idea o metodo che si sottragga alla critica e all’adattabilità prende da subito una piega pericolosa e, ad ogni modo, preferisco ogni tanto pensare senza mettermi problemi di metodo che, tutto sommato, se dopo 40 anni che non esci di casa e vai in vacanza ti trovi con una bomba sotto il culo, o se mentre nuoti in piscina una bomba inesplosa della seconda guerra mondiale sepolta sotto la vasca casualmente salta in aria, o se sedendoti sulla tazza del water ti ritrovi con un ratto appeso ai testicoli… beh, vai a dire che quella non è sfiga.

Altro che rielaborare i fattori in gioco e usarli a proprio vantaggio.



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sabato, 15 marzo 2008



lettera Tempo fa ho letto un articolo secondo il quale, in base a recenti studi sul DNA della saliva ritrovata sotto i francobolli delle lettere che jack the ripper mandava alla polizia, l'assassino potrebbe essere una donna.
In realtà, rivedendo le razionalizzazioni conseguenti a questa scoperta, pare che il DNA fosse incerto, e quindi poteva essere femminile ma anche no.
Ma se anche fosse, si potrebbe solamente affermare che era una donna la persona che leccava i francobolli... il che non dimostra che fosse anche la stessa persona che andava ad uccidere la gente.
Al di là della corrispondenza o meno tra francobollatrice e assassino, questa versione va a soddisfare parzialmente un'ipotesi che mi è più volte venuta in mente, e cioè che ci dovesse essere un tocco femminile nella spinta folle a quel genere di delitti... che so, ad esempio un transessuale che si sentiva frustrato in quanto all'epoca non si poteva essere apertamente tali (e comunque, non si poteva aspirare ad un posto fisso in tv o in radio come Guru di costume e società), nè tantomeno operati per conversioni di sesso, oppure una donna tradita a più riprese o, e questa è la più verosimile, una congrega di esseri mutati abitanti del sottosuolo che non conoscevano altro modo di relazionarsi con le persone della superficie.
Altra opzione probabile è che dietro ai delitti non ci fosse una singola persona o necessariamente sempre lo stesso individuo, dal momento che modalità e caratteristiche dei delitti erano abbastanza note ai più.
Ma siccome io non sono nessuno per tornare su un caso per il quale sicuramente molte persone hanno impiegato tempo, ricerche, studi e analisi di qualsiasi tipo alla fine una mia considerazione non serve a nulla.
Jack the ripper rimarrà nel mio immaginario personale come una checca isterica particolarmente psicopatica e propensa alla violenza, ma insospettabile cittadino nella vita di tutti i giorni (oltre ad essere, probabilmente, un individuo con rudimenti di medicina).
Del resto le ipotesi sull'identità dell'assassino sono tutt'ora diverse, si va dal giovane artista figlio di artista, all'ebreo polacco probabilmente affetto da turbe psichiche etc., fino all'ipotesi di una commissione dei delitti partita dalla corona inglese per coprire un possibile scandalo.

Insomma, stai a vedere che alla fine sono stato io, senza neppure saperlo.



Postato da Volf alle ore 14:50 | commenti (10) | commenti (10) (Pop Up)
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