mercoledì, 24 ottobre 2007



Salute a tutti voi.
Spero che le cose vadano bene, a casa tutti apposto, il lavoro, le cose, la cosa, etc.
Buon per voi.
Ora passiamo alle cose di un certo peso.
È indubbio che, fin da quando nasciamo, chi più chi meno, siamo equipaggiati di un pacchetto di programmi che ci permette di prendere confidenza con la nostra realtà e con il nostro contesto, cercare di capirli alla bene-e-meglio e, almeno in linea teorica, ci rende potenzialmente capaci di scoprire come trarre carburante dai sassi di fiume o come superare la velocità della luce senza che questa ci rimanga male, o altre amenità simili ancora non concepibili dalla scienza.
Del resto, un tempo, pensare di poter effettuare una compravendita, portando avanti una transazione con uno strumento di metallo che prende i nostri soldi in cambio di altra merce, e andare a raccontarlo in giro, vi avrebbe portati dritti dritti tra le braccia di un rogo purificatore.
Non senza ragione, s'intende.
Questo sia per ribadire il solito concetto che ancora non possiamo fermarci ai limiti che la scienza o la nostra logica ci suggeriscono, perché non si può mai dire, sia per mettere le mani avanti rispetto alle farloccate che tra poco scriverò su questo stesso post.
Del resto, fino a ieri non potevo immaginare quante nuove baggianate avrei potuto tirare fuori nel futuro... e il futuro è già qui.
Pensate.... è strabiliante, no?
No, non lo è, ma comunque seguitemi.
Bene, riprendendo il discorso delle dotazioni e della necessità di utilizzarle al fine di conoscere, capire e risolvere, per quanto ci si metta d'impegno ci sono comunque fatti ed eventi che, pur esistendo da tempo immemore, non trovano una semplice risoluzione, o almeno mi piace pensare che sia così.
Un po' piace anche a voi, dai.
Dove non arriva il pensiero lineare, può venirci incontro una tecnica divergente.

Ecco perciò una delle cose sulle quali mi potrei interrogare:

Come fa un cieco che gira da solo per la città a ritrovare la propria casa?


In questo caso il mistero è curioso.
La domanda mi è sorta l'altra notte quando, poco prima di rientrare a casa mia abbandonando la città, ho tagliato la strada ad un signore nonvedente, dotato unicamente di un classico bastone da ciechi, in attesa sul bordo del marciapiede.
Il signore in questione era da solo, senza cani guida in vista o altri esseri animati.
Dal momento che i non vedenti ci sono sempre stati e che non raramente vivono in maniera autonoma, o comunque vanno in giro per conto proprio, certamente avranno un modo per sopravvivere. Immaginavo la difficoltà di dover girare in uno spazio che in realtà è ricco di pericoli e di cose in movimento, di strade e di possibilità di voler andare dal punto A al punto B e finire, invece, in un ignoto punto Z, dotati di una percezione visiva che uniforma tutto ad un ambiente buio.
Voglio dire, se in un ambiente ridotto e più o meno noto, come ad esempio casa mia, mi bendassero e mi dicessero “ora raggiungi la dispensa e prendi una confezione di caffè, una di latte, una di zucchero e portala in cucina, poi preparati un caffè, riscalda il latte e fatti un caffelatte” con molta probabilità e con tanta fortuna impiegherei tipo 15 minuti a raggiungere la dispensa, farei cadere il 90% delle cose stipate sugli scaffali e mi ritroverei, dopo 40 minuti, a mescolare nella tazza del cesso una scatola di polenta con la soda caustica, in attesa di unire il tutto al vim liquido e gustare finalmente il mio caffelatte.
Ora, mettete la stessa cosa in una città, quindi spazi più ampi, minore confidenza con l'ambiente, improbabilità di poter fare tutta la strada rasentando i muri e riconoscendo i mobili, elevata probabilità di essere messo sotto da auto e mezzi vari o di finire dentro un cantiere a chiedere un etto di mortadella ad un cane randagio.
Dal punto di vista di un vedente, l'attività di una persona cieca di eseguire compiti altamente rischiosi nella propria casa, riuscirci senza distruggere sé stessi e la medesima casa, uscire di casa e andare per le vie cittadine a fare varie commissioni, trovare i posti che occorrono e riuscire a ritornare al punto di partenza, ha dell'inconcepibile.
Lava i vestiti senza vedere se li hai puliti, stira senza vedere che cavolo hai combinato, cucina qualcosa, anche solo un uovo, senza rendere una fogna l'intera cucina ...
Ma il più curioso è proprio l'orientamento spaziale in posti dispersivi e caotici.
A questo proposito, la scienza ufficiale propone alcune valide ipotesi.
Un'ipotesi è che in realtà i non vedenti fingono per il gusto di farlo: questo potrebbe spiegare molti dubbi, anche se non proprio tutti.
Un'altra ipotesi è che i non vedenti siano frutto di un'alterazione collettiva nella percezione, cioè non esistano ma tutti noi crediamo di vederne uno quando si verificano particolari condizioni climatiche o in determinate fasi della rotazione terrestre.
Ancora, è possibile che si tratti di una razza di esseri apparentemente simili agli umani, ma dal funzionamento estremamente differente (ad esempio poter vedere dopo aver chiuso gli occhi, e non mantenendoli aperti).
Altri hanno proposto un'interessante spiegazione che dovrebbe chiarire come un non vedente si orienta nella città per raggiungere i posti che gli interessano, sapere dove si trova in un dato momento, e ritornare a casa propria senza l'ausilio di cani o assistenti ma unicamente grazie ad un bastone: secondo tale teoria il bastone servirebbe per assestare efficaci mazzate ai passanti, in modo tale da suscitare in loro sonori lamenti che permetterebbero ai ciechi di riconoscere le voci note, e capire se si trovino o meno in una determinata zona.


SBAM!
- Tizio: “Ahio!!”
- Cieco: “Mai sentito, continuiamo”
SBEM!
- Sig. Mammasantissima: “Figlio di..!!”
- Cieco: “Ah, questo è il sig. Mammasantissima! Bene, devo essere vicino a casa”).

Altro valido espediente è ricorrere ad una spiegazione logica, ossia che sia inevitabile sviluppare un altro senso dopo averne perso uno dei 5 base, tale nuovo senso prenderebbe il nome di GPS.
È anche possibile che siano loro a chiedersi come diavolo facciamo a fare una vita normale con tutte quelle cose ci chi passano continuamente davanti agli occhi... forse siamo noi quelli eccezionalmente abili.
Che ne so... semplicemente è una cosa che mai la scienza riuscirà a spiegare, così come l'uomo non riuscirà mai a spostarsi ad una velocità superiore a quella consentita dalle proprie gambe.


Nel futuro “Il perché delle cose 1.2.”



Postato da Volf alle ore 15:29 | commenti (13) | commenti (13) (Pop Up)
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giovedì, 11 ottobre 2007



Prendo spunto dal blog di un'amica che recentemenre ha tirato fuori un filmato curioso.
Il filmato in questione ritrae un demone evocato dal provveditorato agli studi mentre infesta liberamente una classe di un noto liceo del capoluogo sardo.
Il tutto è stato ripreso, come ormai è d'uso nel rito di passaggio dallo stadio infantile a quello adolescenziale, mediante un cellulare e ad opera di una delle vittime offerte in sacrificio al succitato demone.
Nel decumento video, immediatamente diffuso in rete non si sa bene da chi come prevede un altro rito mistico tribal-fighetto, si può assistere ad una serie di evoluzioni e di manifestazioni del Maligno sotto l'ingannevole e seducente forma di docente fuori controllo.
Dopo la visione di questo filmato abbiamo scambiato qualche parere sulla penosa situazione dei demoni precari e sulle difficoltà di esorcizzare queste entità da un qualsiasi istituto.
Certo, il video non può considerarsi indicativo di tutto un anno e potrebbe documentare anche un singolo episodio isolato di cedimento psico-educativo.
E c'è anche che, pur focalizzando l'attenzione sulla donna insana protagonista del documentario, non mi passa sotto il naso la cricca che riunisce chi è stato reporter e spettatore in diretta dello spettacolo.
Sta di fatto che un simile comportamento, visto anche il sempre più teorico "ruolo delicato" che un docente dovrebbe ricoprire e dell'esempio che può fornire alla già sfondata vita degli allievi, non può essere preso come di solito si fa "all'italiana".
Con
RedAlice si parlava di qualità della scuola e dell'istruzione, intesa sia come contenuti posseduti dai docenti ma soprattutto come capacità di trasferirli agli allievi, di comunicare e di curare la relazione e l'educazione sociale dei ragazzi.
Si parlava del fatto che, mentre da un lato (e giustamente) si fa tanto parlare di allarmi sulle conseguenze della scuola italiana, specialmente in termini di quantità di conoscenze degli studenti e capacità di mettere insieme due concetti logici e sorretti da buon senso al posto della strafottenza, dall'altro nulla si faccia per ricostruire una situazione ormai crollata da tempo.
"Nulla si faccia" è da intendere come "nè da un punto di vista politico, nè da un punto di vista professionale, nè da un punto di vista familiare e sociale".
L'episodio filmato riprende una realtà che in alcuni casi è davvero cronica e non episodica o sporadica.
Ci sono, e ci sono stati, diversi elementi nel corpo docente effettivamente incapaci di svolgere le mansioni di base che il ruolo richiederebbe... e non parlo di capacità amministrative o burocratiche.
Spesso una delle difficoltà maggiori, oltre alla disposizione ad aver a che fare con altre persone e a trasmettere in modo adeguato le conoscenze, è proprio l'enorme pazienza e una certa capacità di controllo che senza dubbio sono necessarie per poter sopportare una classe.
Senza negare il fatto che tutte le persone, specialmente se sottoposte a classi di figli di buona donna, alla lunga avranno un cedimento come minimo nervoso e passeggero e come massimo psicologico e di lunga durata, e senza negare che a questa esigenza si dovrebbe provvedere con opportuni gruppi di supporto ai docenti specializzati a prevenire e a sorreggere qualora sia necessario, di sicuro alcuni elementi partono male di loro.
Con ciò intendo che, alcuni docenti, senza essere incorsi necessariamente in classi da trauma irreversibile, manifestano notevoli problemi personali, relazionali, motivazionali, a volte conoscitivi e anche psichici.
Detto in altri termini, si dimostrano inadatti al ruolo che ricoprono... un ruolo che, al contrario della mentalità diffusa, dovrebbe essere di primaria importanza (così come dovrebbero esserlo il personale e le strutture sanitarie).
Di fatto però, e anche esperienze di memoria passata vanno a supporto di questa situazione, risulta quasi sempre impossibile poter contare su una rimozione dei docenti inadeguati dall'incarico (previ opportuni e approfonditi accertamenti) o su una loro ricollocazione in altri ruoli. Solitamente, se anche il docente venisse sospeso, dopo matematico ricorso viene prontamente reinserito nell'insegnamento.
E' tutta una macchina che non va.
Ora, volendo ampliare l'orizzonte, alla situazione non contribuiscono certo positivamente nè la media umana degli allievi nè, e forse questo è il dato più tragico, le loro famiglie.
Indubbiamente la media di facciadicazzaggine degli studenti si è accresciuta, la loro capacità di rendersi conto dei propri errori e di comprendere come ponderare quelli altrui vola basso, la disponibilità ad assumere responsabilità e all'impegno è inversamente proporzionale alla propensione a pretendere.
Non parliamo poi dei concetti di rispetto e di educazione alle normali relazioni sociali (non si parla di cene di corte a palazzo tra papi, arcirè e divinità varie).
Le loro famiglie riflettono, la stessa minestra magari con tinte più adulte... anzi, per essere precisi dovrei dire che è il contrario, ossia che i figli riflettono lo stato di mentecatti dei genitori in toni meno adulti.
Diciamo che i due tumori si riflettono e si alimentano vicendevolmente, così siamo tutti contenti.
In più però, le famiglie propongono in pubblico e in privato un andamento ambiguo sui valori di cui sopra che non giova certo ai risultati finali.
I risultati si hanno sui figli, che da un lato assistono ad una blanda e spesso fasulla lamentela su ciò che non va nei figli stessi e nelle istituzioni e, dall'altro lato, ad immotivate pretese di ragione, ad espressioni di inesistente onore ferito e di prepotenza, di rivoltamento di frittate, di giochi di furbizia e di disonestà etc. Si hanno anche sulle istituzioni stesse e su chi ci lavora, che reagisce spesso in maniera impreparata e/o istintiva ad incomprensibili aggressioni, anzichè assistere a normali aperture al dialogo per una mutua esplicazione e comprensione.
Dopo la scuola, nei corsi di specializzazione avanzati e nel lavoro, sicuramente le cose non andranno (e infatti non vanno) meglio
.



Postato da Volf alle ore 19:22 | commenti (35) | commenti (35) (Pop Up)
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lunedì, 08 ottobre 2007



Qualcuno magari avrà notato dei piccoli cambiamenti nell'aspetto di questo spazio.
Si tratta di una leggera revisione nel template del bloggo, realizzata unicamente con impegno et lavoro...

Non il mio, ma di Deep, che ringrazio per essersi preso carico dell'opera e della correzione di vari bug che caratterizzavano il precedente template.

C'è ancora qualcosa da fare qui e là, ma le limature potranno essere affrontate più avanti.



Postato da Volf alle ore 08:21 | commenti (25) | commenti (25) (Pop Up)
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