martedĂŹ, 19 giugno 2007



Non avendo molta energia per produrre il solito post baggiano e giusto per rinnovare, vi propongo una particella di una corrente che, nello studio delle dinamiche psicologiche, propone (forse meglio "proponeva", dato l'andamento ormai tendenzialmente in calo) una linea di approccio che avrebbe dovuto soddisfare l'esigenza di dare alla psicologia un orientamento epistemologico simile a quello delle scienze esatte.
Questo paradigma o interpretazione della realtà psichica dell'uomo può fornire degli spunti interessanti, e sarei curioso di conoscere i pareri e le opinioni di chiunque passi da queste parti sulle posizioni che adesso tenterò di sintetizzare.
Il Comportamentismo circoscrive il campo della ricerca ai fenomeni osservabili del comportamento umano (o animale), rifiutando ogni forma di introspezione e di indagine sulla dimensione cognitiva, dato che le dinamiche psichiche e lo stesso concetto di "mente" sfuggirebbero ad una verifica oggettiva.
L'assunto che sostiene l'indagine è che lo studio e la descrizione del comportamento sia possibile senza fare riferimento ai processi quali pensieri o intenzioni, rappresentazioni o interpretazioni, che perdono il ruolo di determinanti nelle azioni e nelle manifestazioni visibili del comportamento.
Gli individui sono passivi, apprendono, reagiscono e si comportano in reazione agli stimoli dell'ambiente esterno e non grazie a processi ed elaborazioni interne e cognitive. La reazione è quasi fisiologica, ossia coinvolge l'intero organismo, seppur evoluto e complesso.
Intensità, direzione e durata del comportamento sono dipendenti dalle caratteristiche degli stimoli, scomparsi i quali cessa anche l'agire umano. Senza stimolo, l'individuo è privo dell'energia necessaria all'azione, e di conseguenza maggiore è la forza dello stimolo e maggiore sarà l'intensità dei comportamenti.
Alle spalle del comportamento non vi è intenzionalità: la motivazione dipende da fenomeni esterni all'uomo (è, dunque, estrinseca).
Entro una simile ottica, anche fenomeni quali le strategie messe in atto per l'apprendimento risultano come mezzi per raggiungere uno scopo-stimolo, come risposta ad una possibile ricompensa o per soddisfare richieste ed esigenze esterne.
Apprendere diviene uno strumento (materialmente inteso, al pari di una leva, un martello, un mezzo concreto) che serve a raggiungere i vari obiettivi esterni e non come un qualcosa che ha una finalità interna o che risponde a motivazioni interiorizzate.
Conoscere è accumulo, memorizzazione e trasferimento di dati, manca pertanto la valutazione del lavoro cognitivo, della rielaborazione e della connessione delle informazioni con le esperienze e i vissuti che permettono sia di interiorizzare quanto appreso che di personalizzarlo. Il raggiungimento di una consapevolezza autonoma relativa ai contenuti appresi non viene considerato.


Ancora svegli? 



Postato da Volf alle ore 23:23 | commenti (34) | commenti (34) (Pop Up)
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