venerdì, 15 maggio 2009



Eeeee, vediamo un po’.
Certo che ne sono successe di cose dall’ultimo post, una più interessante dell’altra.
Ad esempio, pare che negli stati uniti d’America (quella del nord, per intenderci) sia stato eletto presidente un essere di cui per decenni in molti hanno negato l’esistenza. La sua natura è curiosa, mezzo uomo e mezzo Kenia, e a quanto si dice in giro con i suoi superpoteri ci farà presto vedere di cosa è capace.
Ho idea che come prima cosa, approfittando del fatto che tutti lo vedono li buono buono e in odore di santità, infilerà una bella riforma archiviata in un faldone secretato sotto il nome di “minghia mò ve la rendo io la schiavitù”. Infatti il piano segreto celato dietro il suo insediamento è proprio quello di utilizzare la prepotente forza dell’America per imporre a inglesi, francesi, olandesi, portoghesi e spagnuoli una massiccia deportazione sotto la leggiadra forma della schiavitù in luoghi ameni, quali ad es. la Giamaica, Haiti, il sud America e la nazione nota ancor oggi come “Hic sunt leones”.
Ai cittadini di queste fortunate nazioni nordeuropee sarà però permesso di scegliere il colore dei ceppi, in modo tale da poterli abbinare ai mutandoni di canapa che verranno forniti ad ognuno di loro per il viaggio.
All’Italia che da subito, poco dopo l’incoronazione del nuovo imperatore del mondo, è riuscita a piazzarsi ai primi posti della classifica per le peggiori figure di merda con le altre nazioni, occupando da sola le prime venti posizioni sempre grazie alla solerzia e alla prontezza di riflessi del capo del governo, verrà riservato un trattamento speciale detto “l’occhio stretto e sbieco della diffidenza”… ovviamente in lingua kenio-inglese.
Altro obiettivo secondario pare sia quello di portare gli Stati uniti d’America a diventare la terza realtà mondiale, in ordine dopo l’Unione Consumatori e il Partito dell’amore.
Oltre a ciò, un evento certamente degno di nota è stato quello noto come Prove Tecniche di Diluvio Universale 2.0.
Infatti nel periodo di fine ottobre, proprio qui dove vivo da millenni, è stata rilasciata (poi dicono che qui in Sardegna non siamo fortunati e non ci caga nessuno…) quella che voci indiscrete affermano sia la versione beta test, in versione mini, del programma completo che verrà utilizzato tra non molto per riformattare il pianeta terra e riconfigurarne completamente l’interfaccia grafica utente. Certo, dopo il lancio dell’applicazione sarà un tantino difficile trovare un utente capace di utilizzarla, ma probabilmente lo scopo è anche un po’ quello.
In ogni caso il test è uscito benissimo, la versione beta gira senza problemi (a parte qualche bug causato da infrastrutture e case che ne rallentano leggermente le prestazioni) e, come da progettazione, riesce a produrre un tot di morte e distruzione con sole 3 – 4 ore di pioggia battente.
Naturalmente il test si è potuto svolgere qui sia perché la Regione Sardegna, come è solita fare quando si prospettano test di novità tecnologiche, si è subito proposta per prima al fine di ospitare la sperimentazione, sia perché è noto che qui i tempi per ripristinare le condizioni di vivibilità anche migliori rispetto al post distruzione sarebbero stati i più celeri in assoluto.
Ora, le malelingue potrebbero dire che praticamente tutto è ancora come dopo il termine dell’inondazione, ma ci tengo a precisare che in realtà si tratta unicamente di un piccolo bug del programma di ripristino: ovvero, in realtà l’operazione è andata a buon fine, ma graficamente tutto sembra distrutto come ad ottobre. Posso assicurare che i tecnici stanno lavorando affinché questi semplicissimi problemi di interfaccia, che so… odori di fogna a cielo aperto, strade che sembrano scomparse, case solo apparentemente inagibili etc., vengano eliminati rivelando come in realtà tutto è perfettamente apposto, se non pure meglio. Ripeto, il problema è un po’ nostro che non riusciamo a vederlo… è soltanto una percezione fantasma.
Bene, passando ora alle cose tristi la fine del 2008 per il sottoscritto è stata anche quasi coincidente con la sospensione delle fonti di reddito (..vabè, chiamarlo reddito ora sembra anche eccessivo). Infatti almeno fino ad alcuni mesi fa ricoprivo un incarico come altissimo funzionario strapagato e con superpoteri in omaggio, ossia il tutor formativo. Il tutor effettivamente ha dei poteri non indifferenti, come ad esempio lanciare delle maledizioni che si concretizzano sotto forma di un timbro “Assente” a chiunque arrivi in ritardo (o semplicemente gli stia antipatico), oppure rendere dome le macchine da ufficio e obbligarle ad obbedire ai suoi voleri o, tanto per citarne un altro, tramutare in moduli per la consegna dei materiali o in buoni pasto i corsisti o altri esseri viventi che gli insidiano l’habitat e il potere.
La parola magica stampata come timbro recante dicitura “il Tutor” permette poi al medesimo di animare qualunque oggetto a portata di mano, proprio come ne “Topolino apprendista stregone”, in modo tale che svolga al suo posto qualsiasi tipo di compito.
Pertanto, come dicevo, terminato questo periodo di gloria, fama e opulenza sono stato fortunatamente riportato ad una dimensione più terrena e umana.
Ora, non si capisce perché tutti dicano che c’è crisi e non si trova lavoro… anche questo è un problema di interfaccia, esattamente come per i lavori di restauro di cui sopra. È sufficiente installarsi l’aggiornamento: certo, è difficile da trovare e spesso possono volerci mesi e mesi per scaricarlo e averlo bello funzionante… ma se pretendete di tenervi il vostro vecchio paese con le vostre vecchie applicazioni, tipo vita decente 1.0 o lavoro onesto 1.5, che diavolo volete!?? È ovvio che non possono funzionare… sono obsoleti, non girano!
Prendetevi un Paese nuovo di zecca e un cervello fresco di fabbrica, con tutti gli aggiornamenti incorporati.
Ecchediamine!


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martedì, 07 ottobre 2008



Niente, fin’ora avevate fatto i buffoni, gongolandovi con frasette originali tipo “ueh, fhiga! Li in Sardègna sembra di essere in Africa”, oppure “Anvedi, da voi l’estate dura 4 mesi, e il resto è sempre primavera...” o, ancora, “Da voi il problema dell’acqua è una piaga costante”.
Ebbravi, alla fine ci siete riusciti.
La banalità si è solidificata manifestandosi con tutta la sua rabbiosa prepotenza, materializzando l’incubo di ogni sardo geneticamente modificato.
Ecco quali mefistofelici segni sono palesi sintomi di quella che si sta rivelando una delle siccità più bastarde degli ultimi millenni (vabè, se non esagero poi sembra una come tutte le altre).
 
-          Quando ti alzi c’è già caldo, durante la giornata c’è ancora più caldo (e umido), quando vai a dormire c’è sempre caldo…. Se tenti di fare una sorpresa al clima svegliandoti alle 3 di notte… c’è comunque caldo che ti aspetta, col mustazzo all’insù e sorriso beffardo.
-          Se sei buono, ti tirano le pietre… ma sono pietre caldissime.
-          Apri la finestra che da’ sul giardino e trovi Satana con un paio di suoi amici che si lamentano di come, negli inferi, non ci sia più il tepore di una volta.
-          La sfera di piombo che hai lasciato fuori, poggiata in terra, è diventata una sogliola pesantissima.
-          I tuoi vicini organizzano i barbecue stendendo le bistecche al sole o sulle tegole di casa.
-          Esci di casa, stai due ore fuori, torni e pesi due chili di meno.
-          Il capo del governo si lamenta che i comunisti volevano distruggere il paese, ma per fortuna è arrivato lui.
-          I bambini piangono in strada perché le formiche prendono fuoco da sole, e loro si annoiano.
-          Le galline depongono uova sode, alcune con acciughe.
-          Le locuste migrano a nord.
-          Il capo del governo si lamenta in tv perché il governo precedente ha fatto solo i propri interessi e non quelli degli italiani, ma per fortuna ora ci penserà lui.
-          Molti tuoi compaesani vendono la casa per andar via, e i nuovi inquilini sono tutte mummie… no, non anziani.
-          Molti animali selvatici corrono verso le fiamme a rinfrescarsi ogni volta che scoppia un incendio.
-          I bambini non ti credono quando gli parli del ghiaccio e ti accusano di essertelo inventato.
-          Dai pozzi esce luce solare.
-          Per i fichi secchi non devi aspettare Natale.
-          Il capo del governo si lamenta in tv perché la sinistra ha dato al Clima troppa libertà di fare quello che gli pare, ma ora lo risistema lui l’effetto serra.
-          La parola “fiume” è stata rimossa per legge dal vocabolario locale.
-          Le lumache si trovano solo come fossili.
-          Ogni notte le angurie hanno bisogno della flebo.
-          Tua madre cuoce le torte nel forno, ma senza accenderlo.
-          Durante il giorno devi girare con gli occhi chiusi, se li apri si seccano prima che richiuda le palpebre.
-          I concessionari offrono un cammello a metà prezzo se rottami la tua vecchia auto.
-          Dietro casa tua stanno girando un documentario sulle pianure desolate.
-          Dalla doccia esce della comoda terra secca con cui fregarsi la pelle.
-    L’erba del tuo vicino, per quanto ti sforzi di essere invidioso, resta comunque secca e incenerita come la tua.


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sabato, 21 giugno 2008



al fresco Bene, come ogni sempre, in occasione di un avvicendamento delle stagioni (che, come è noto, è un fatto raro) potete assistere ad una sfilata televisiva e, spesso, anche radiofonica di consigli degli esperti su cosa fare e cosa non fare con il “nuovo” clima prossimo venturo.
La cosa che ha del sorprendente è il senso di deja vu di queste situazioni mediatiche.
Solitamente si parte con una premessa del commentatore, che più o meno sarà di questo genere Ormai si approssima l’inverno/estate. In arrivo un’ondata di freddo/caldo dalla quale bisogna difenderci. Ecco che il dott. Tizio vi spiega come fare”.
Partiamo da qui.
Ora, se arriva un periodo invernale o estivo, il caldo o il freddo non dovrebbero costituire una particolare notizia, almeno di non essere arrivati sul pianeta da poche ore e non avere idea di come funzionano le cose… Dico, saranno millenni che in Italia d’inverno fa freddo e d’estate fa caldo. Beh, certo è necessario avvisare gli italiani, sia mai! Qualcuno distratto potrebbe trarre beneficio da questa notiziona.
Sugli esperti non c’è molto da dire. Generalmente devono ispirare fiducia, quindi un medico dovrà avere il classico aspetto da medico, esperto e affidabile, magari con una saggia barba e la classica e ben nota benda sull'occhio destro, un atteggiamento serio e una parlantina rilassata, ma con tono sicuro perché ciò che sostiene è incontrovertibile.
Appurato che i giornalisti costituiscono una categoria da estinguere nella sofferenza e nell’umiliazione, vediamo quali fondamentali consigli e suggerimenti ci vengono donati dagli esperti.
 Prima di tutto è ancora meglio se per dare una notizia inutile gli esperti sono in due, in questo caso un esperto geologo o meteorologo e, a seguire, un medico (o qualcosa di simile).
Compare dunque un tizio con una bacchetta magica, senza cilindro ma con sorriso beffardo di chi, tanto, vive nel paese degli esperti, estraneo a qualsiasi sconvolgimento terrestre, e quindi a lui fondamentalmente se anche arriva un maremoto non glie ne frega di meno. Agitando con perizia e saggezza la prodigiosa bacchetta verso una riproduzione abbozzata del nostro Pianeta, ci avverte che, udite udite, questo sarà l’inverno/estate più freddo/calda degli ultimi 100 anni oooohhhh!.
Interessante.

Esattamente come l’anno scorso, l’anno prima ancora e, presumibilmente, l’anno prossimo.
Da circa 20 anni ogni estate o inverno veniamo avvertiti che quella sarà la stagione più calda o fredda di sempre.
Andando avanti così ci ritroveremo improvvisamente congelati in inverno e lessati d’estate, via così, da un giorno all’altro.
Solitamente l’esperto aggiunge qualcosa, non può lasciarci così senza informazioni precise fate attenzione perché durante la stagione le temperature saliranno/scenderanno di diversi gradi…”. Oh cacchio! Non l’avrei mai detto. Chiunque si sarebbe aspettato un'estate o un inverno con una temperatura costante sui 20-25 gradi, e invece arriva questa mazzata che le temperature saliranno o scenderanno. È incredibile… e anche ingiusto, se ci pensate bene.
Nei primi giorni tutte le temperature aumenteranno di circa il 20%, in misura leggermente maggiore al centro e al sud e in misura minore al nord.  Tutte... Eh beh certo. È credibile.  Tutte, nella stessa zona e contemporaneamente aumenteranno del 20%. Un'uniformità inquietante.
Comunque, incassate le allarmanti notizie dell’esperto numero 1, ecco finalmente le salvifiche informazioni dell’esperto numero 2.
Per darci direttive su come comportarci in previsione dell’apocalisse stagionale imminente, vengono generalmente rintracciati i più grossi esperti pluridecorati in campo sanitario, primari, primari di un circolo di primari, primati, premi nobel per l’arresto della caduta dei capelli, quelli di Mondial Casa, Dio e così via. Mi auguro che l’onorario sia adeguato all’enorme servizio che ci rendono.
Come detto, l’atteggiamento e l’impostazione della comunicazione devono essere autorevoli e seri, del resto i contenuti palesemente lo richiedono.
Nei prossimi giorni bisogna fare attenzione quando si esce di casa, le differenze di temperatura tra ambienti chiusi e l’esterno possono far male. Evitate di sudare e di esporvi a correnti d’aria”.
Fin qui basterebbe una mamma o una nonna, scelte a caso.

Se invernoCopritevi bene prima di uscire, non prendete freddo. È possibile incorrere in malattie quali raffreddori e leggere influenze, mal di gola e dolori articolari”. Ah beh, meno male altrimenti avevo già in mente di uscire in strada a Gennaio, in canotta e mutande a prendere un po’ d’aria e, magari, farmi una bella corsetta, terminare con una corroborante scivolata in una pozzanghera e attendere di asciugarmi all'aperto, come un cormorano.
Se estateNon vestitevi con abiti pesanti, lasciate traspirare la pelle. Riparatevi dal sole nelle ore più calde, soprattutto i bambini e gli anziani. State attenti ai colpi di calore…Benedetti suggerimenti! E dire che in genere ad agosto la gente metteva i nonni in pieno sole con una bella copertina di lana.
Solitamente, dietro sollecitatazione del commentatore, ecco qualche altro prezioso consiglio su cosa fare per evitare problemi di salute:

Se invernoVestitevi a strati per adeguarvi agli sbalzi di temperatura, ingerite cibi e bevande calde, fate attività fisica al coperto…Ecco che ritornano i consigli della nonna. Conosco una vecchia che per 100 euro avrebbe anche cantato una filastrocca in dialetto.
Se estateVestitevi a strati per adeguarvi agli sbalzi di temperatura, non ingerite cibi e bevande troppo caldi e meglio se tiepidi o leggermente freschi, bevete spesso, non restate in ambienti poco ventilati e chiusi…
A parte la strategica dritta del vestirsi a strati, che a quanto pare vale per qualsiasi condizione climatica, anche in questo caso si tratta di consigli fondamentali e risolutivi.
Senza l’esperto la popolazione si sarebbe trovata in grossi guai o, molto probabilmente, sarebbe stata spacciata.
Comunque qui siamo già in estate. E credo che potrebbe essere l’estate più calda degli ultimi millenni. Sicuramente sarà l’estate più estate della stagione precedente.



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mercoledì, 07 maggio 2008



Primo Libro Tanto per cambiare dal solito, fare un po’ di  (orgogliosa)  promozione e rilanciare alcune tematiche che reputo sempre importanti da tenere a mente, propongo un resoconto di un libro a cui tengo particolarmente.
Ci tengo sia perché si tratta del primo libro scritto e pubblicato dalla mia dolce metà, e scusate se è poco, sia perché buona parte delle vicende narrate si possono riallacciare al discorso cui mi sono interessato verso la conclusione del mio percorso universitario, ossia quello delle relazioni interetniche, il pregiudizio e la convivenza.
Il campo di applicazione di chi l’ha scritto non è lo stesso del sottoscritto, ciononostante molti elementi ancora utili e attuali sono ben evidenziati e permettono di capire, attraverso un percorso che parte dalle origini della schiavitù africana in America fino ai tempi più recenti, le difficoltà e gli ostacoli che possono verificarsi quando delle persone cercano di recuperare la dimensione umana e la parità con gli altri gruppi che condividono la stessa terra.
È vero che ci sono molte sfumature che cambiano da un posto all’altro, e da una cultura all’altra, e che le complesse dinamiche tra gruppi etnici risentono dell’influenza di tempi, luoghi, e tradizioni differenti (ad es. tra Europa e Nuovo Mondo, tra Italia e Inghilterra, tra Nord e Sud, tra città e città etc.), ma gli esempi e le testimonianze, date da una realtà e da una situazione storicamente e culturalmente differente, possono comunque fornire a tutti degli spunti preziosi.
Questi spunti ci permettono di costruire un più ampio patrimonio di problematiche e di soluzioni, di difficoltà e di tentativi di conciliazione, di condizioni legate alla convivenza e alla reazione, alle ingiustizie e alla discriminazione.
Oggi le società pluriculturali partono da situazioni in parte molto differenti, ma ritengo che alcuni elementi e bisogni, a livello umano, si possano ritrovare e possano riemergere quasi ovunque, perciò anche quando non abbiamo a che fare con gruppi etnici che sono in un territorio perché costretti o perché i loro avi erano destinati a fare da schiavi per i nostri, possiamo ugualmente scontrarci con la mentalità che individua un’etnia migliore e una peggiore, un gruppo di persone che hanno diritti e un altro che ne ha di meno, e via dicendo.
Credo che il libro fornisca anche un utile esempio per l’impegno e il ruolo sociale e civile di un popolo, utile per cittadini che si sono dimenticati come si può fare a reagire alle cose che non vanno e come ridefinire i confini dei diritti e dei doveri nella propria società.
Dato che, mi pare, oggi ci si accontenti parecchio di delegare ad altri anche il nostro impegno e riporre, per tanti motivi, le energie per l’insoddisfazione, lo sdegno e il dissenso nelle lamentele da riproporre a parole ad ogni occasione di chiacchiera, lasciandole li a morire, penso che le testimonianze ripercorse nell’opera costituiscano un interessante spunto di riflessione su cosa, volendo, si potrebbe fare anche se non si fa.
Dicevo del libro, ebbene si legge piacevolmente e scorre senza problemi fornendo, al contempo, indicazioni precise, riferimenti a documenti e fatti che hanno fatto la storia di un popolo e di una nazione.
La strada per la conquista di una dignità, oltre che dei diritti civili, da parte del vasto gruppo dei discendenti degli schiavi africani trasportati in America è stata lunga e, in questo libro, si mette in luce il ruolo di numerose donne afroamericane che hanno costruito questo percorso fino ai giorni nostri.
Gli esempi di donne impegnate nella lunga lotta per i diritti civili (e non solo) sono numerosi, tutti illustrati in maniera esaustiva e dettagliata: Rosa Parks, Septima Clark, Fannie Lou Hamer, solo per citarne alcune.
Il tutto è contestualizzato, fase per fase, anche da un punto di vista socio-economico e politico.
L’ottica “di genere” ci da’ un’ulteriore chiave di lettura e introduce dei fattori aggiuntivi alle difficoltà puramente etno-culturali.
La mentalità da superare e da ridefinire non è soltanto quella che sostiene le differenze tra un gruppo (dominante) e un altro (svantaggiato), ma anche quella che storicamente discrimina le donne dagli uomini. È un elemento che separa ulteriormente, all’interno di una situazione che è già di separazione, e dunque crea fratture che aumentano la difficoltà di far fronte comune per un obiettivo.
Se da una parte tutti hanno sentito parlare di Martin Luther King Jr. e si rifanno a questo nome quando si parla di lotta per i diritti civili e contro la segregazione razziale, molti ignorano gli altri contributi a quel processo, contributi che si rivelano fondamentali nel percorso storico e culturale.
E allora ecco ciò che accomuna discriminati e discriminanti, ossia il tradizionale ruolo marginale da assegnare alle donne.
Ad ogni modo, nonostante le difficoltà e le resistenze interne ai gruppi sociali coinvolti, è una cosa notevole che, partendo da una condizione di popolo considerato poco più che una proprietà o uno strumento di lavoro, una minoranza etnica svantaggiata sia riuscita a guadagnare visibilità e a costruire una nuova condizione sociale via via più equa e accettabile.
Per ora mi fermo qui, più avanti sarà il tempo del secondo, e recente, libro.


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sabato, 19 aprile 2008

  Lastre


 

Cosa c'è di peggio di un idiota che non ha mai letto un libro?

Un idiota che ne legge tanti.



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giovedì, 10 aprile 2008



Nell'ottica del risparmio energetico e del revival, mi autoriciclo ripescando questo pezzo, dopo una leggera revisione e qualche aggiunta.
 
 
Kyashan (o "Shinzo ningen Cashern", cioè  Cashern, l'uomo dal nuovo corpo, 1973) è un anime un pò datato ma dai contenuti molto interessanti.
In un futuro non molto lontano dal periodo attuale, per una delle poche volte non post-atomico, l’umanità è ridotta a resistere al suo lento ma progressivo sterminio ad opera della tecnologia evoluta resa ormai indipendente e intellettualmente autonoma (o quasi).
Nessuna scena alla Matrix o stile 5° Elemento, la gente viveva ancora in case e in città normali prima dell'inizio della fine.
Chi conduce questa “campagna” così ben mirata è un condottiero, non uno qualunque, un androide di nome Braiking, nella traduzione inglese Black King (Re Nero..... ma non l’enorme cavallo di Roul di Hokutiana memoria ossia "Kokuoh-Go") o Re Oscuro. 

C'è un vero e proprio richiamo ad immagini e simbologie note, quelle del Nazismo hitleriano, dove Braiking (si dovrebbe scrivere Breiking a questo punto) riveste il ruolo di un Adolf sintetico, ma molto meno codardo e defilato e molto probabilmente assai più lucido e logico di quello ormai, e per fortuna, defunto..... Ci si rifà così tanto a tale triste frangente storico che non soltanto lo stile estetico ricorda divise, simboli e quant’altro, seppure impersonato da androidi e robottoni, ma specialmente la struttura gerarchica, la gestualità, i riti e il cinismo automatizzato, la marzialità e, per concludere, il saluto al “capo assoluto” ne riprendono la tipicità: tutti i sottoposti ripetono, con assurdità meccanica, lo stesso saluto che fu anche grido di battaglia e di cieca obbedienza “Heil Breiking” con tanto di braccio destro teso verso l’alto.... niente di nuovo dunque, almeno da questo punto di vista.
Anche le situazioni narrate, molto spesso riproducono il senso di ansia, di frustrazione e di orrore che doveva essere una costante tra i civili assediati dal fanatismo nazista.
In questo anime tutta l’umanità, in maniera globale, è nella condizione di moderni ebrei, coloro i quali devono pagare ed essere annientati per risolvere i problemi del mondo.
Ma qual è l’origine di tanto cyberodio nei confronti dell’uomo?
Breiking non è altro che l’evoluzione del programma BK1, sviluppato da alcuni scienziati guidati dal professor Azuma e impegnati in un ruolo e in un compito forse troppo complesso per trovare facili vie risolutive: il pianeta, proprio a causa dell’umanità, è ormai in serio pericolo di crollo ecologico; oltre a ciò l’uomo ha abbondantemente dato dimostrazione di essere capace non soltanto di distruggere l’ambiente in cui vive (cosa alquanto autolesiva), ma di essere anche inadatto a salvaguardare la propria razza, visti i continui conflitti e le sperequazioni.
Il programma BK1, inizialmente, aveva il compito di trovare una soluzione, la migliore, a tanta prossima ed irreversibile distruzione.
L’unico responso, dopo anni di elaborazioni, risultò la cancellazione del vero responsabile di tutto, proprio l’uomo, e il ripristino delle condizioni ambientali naturali precedenti alle devastazioni umane (un'ambientalismo particolarmente spinto): ciò farà bene all’uomo, privato della responsabilità di perpetrare metodi che lo danneggiano e che ne causano l'infelicità, e al pianeta, finalmente liberato dal suo carnefice.
Il programma BK1 ebbe poi un'evoluzione autonoma nell' “Androide BK1”, riuscendo a guadagnare autonomia sia di movimento che di pensiero. In seguito, tutto ciò divenne Breiking, ormai completamente autonomo e fedele (alla lettera) alle sue direttive primarie.
Molti esseri umani vengono così schiavizzati e costretti a lavorare per produrre i mezzi finalizzati al loro stesso sterminio.
Non dobbiamo immaginare, però, un’umanità completamente e costantemente sopraffatta e in fuga.
Proprio come accadde nell’impresa esagerata del reik tedesco, molte azioni offensive non portavano sempre alla vittoria delle truppe robotiche e gli obiettivi spesso risultavano al di là delle possibilità materiali di Breiking e dei suoi sottoposti.... insomma non sempre tutto fila liscio e, ad un certo punto, diventa evidente l’impossibilità di concludere efficacemente il progetto con una soluzione finale.
Tale programma avrebbe previsto la sostituzione dell’uomo con macchine in grado di curare l’ambiente, flora e fauna, e la conservazione di una ridottissima percentuale di esseri umani tenuti “in cattività” e sotto stretto controllo al fine di insegnare loro (magari con la forza) come comportarsi.
In tutto ciò ovviamente si inserisce l’eroe, ovvero Kyashan, ragazzo figlio dell’ideatore del progetto BK1. Kyashan è ormai un qualcosa di nuovo, non più un ragazzo nè un androide... E' difatti un ibrido, derivato dal sacrificio di Tetsuya che, motivato dal desiderio di bloccare il potere del Re Nero, sacrifica la propria umanità sperimentando l’ultimo progetto lasciato incompiuto dal padre e diventando, così, l’unico mezzo per porre fine alla tirannia meccanica (utilizzando il sole come fonte energetica "pulita").
E’ una lotta difficile, fatta di rappresaglie e di cinismo, di violenze, di eroismi e sacrifici, non ultimo la rinuncia da parte del protagonista al proprio stato umano e alla dimensione emotiva, dalla iniziale e comprensibile confusione all’allontanamento della donna amata e, in conclusione, la perdita della propria esistenza terrena.
Tetsuya era certamente molto combattuto e, a quanto sembra dalla visione dell'opera, anche comprensibilmente tormentato e continuamente sull'orlo di un crollo psicologico.
Lo sostengono le finalità del suo sacrificio, la liberazione dell'umanità e la reazione alle violenze, i ricordi di un amore felice, la compagnia del suo cane meccanico e i saltuari consigli della madre Midori, la cui memoria e personalità era stata riversata all'interno di un cigno robotico che faceva da spia infiltrata tra le fila della dittatura di BK1 (una delle trovate forse più "stravaganti" dell'opera).
La causa di ciò, ossia della costante sofferenza personale, è probabilmente dovuta al fatto di avere ancora una mente umana (oltretutto quella di un ragazzo) ma, drammaticamente, un corpo non più del tutto umano.
Credo che uno dei significati traibili da questo contesto fosse che, come succede anche nella realtà alle persone normali, l'Eroe tentasse di trovare delle giustificazioni o di crearsi delle spiegazioni e una visione del mondo che allentasse in qualche modo la sofferenza di non avere più un'esistenza del tutto umana, con esisti a volte molto bruschi e controproducenti.
Quando, ad esempio, si teneva lontano dall'ex-ragazza Luna e diceva di non poter amare, da un lato il motivo è che non poteva farlo realmente ("materialmente", da quello che si può capire dall'anime) e, dall'altro, non voleva illudersi eccessivamente di poter riavere una vita normale.
A tutto ciò si aggiunge anche il fatto che, quando la sua natura di mezzo-androide si diffonde tra gli umani, Tetsuya si ritrova a dover sopportare anche il disprezzo delle le persone che continuava a difendere.
Infine, credo fosse destinato a non durare in eterno e a consumarsi nel portare a termine la sua missione.
Se avesse pensato costantemente al fatto che, una volta finito tutto, non avrebbe potuto sposarsi e metter su famiglia, avere dei figli o invecchiare, farsi il bagno al mare in costume o altre cosette del genere, non credo ne avrebbe tratto una qualche utilità... probabilmente sarebbe caduto in una depressione talmente profonda che non si sarebbe più mosso.
E allora addio "salvatore del mondo"!
E' nel complesso un'opera molto interessante, sia come rivisitazione che come contenuti, nonché come caratterizzazione dei personaggi, per la logica e le riflessioni di ognuno di essi, compresi quelli non umani.
E dire che alcuni ancora sono pienamente convinti che dietro ogni singolo anime o cartone animato o fumetto si celi puro svago o qualsiasi vuotezza priva di scopo, pura violenza gratuita ad esempio. In qualche caso è verissimo ma, in altri, niente è più falso.
Note:
1) dati sulla serie: Registi "Noriaki Yuasa" e il famoso "Yoshiyuki Tomino"; Designers "Tatsuo Yoshida" e "Yoshitaka Amano"; Autori "Tatsuo Yoshida", "Hiroshi Sasagawa", "Akiyoshi Sakai" e "Naoko Miyake".
2) è possibile rivedere una sintesi compatta della serie nel film di animazione del 1993 dal titolo "Kyashan - Il mito".
3) nel 2004 è uscita la trasposizione cinematografica dell'anime, con il titolo "Kyashan - la rinascita", regia diKazuaki Kiriya, ma si tratta più che altro di una rivisitazione non fedelissima alla serie di animazione.


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mercoledì, 26 marzo 2008



Ovvero anche: il perché delle cose 2.0
 
contrasta gli eventi... se ci riesci L’ennesimo esame fallimentare dei numeri usciti al superenalotto mi ha fornito quel giusto fastidio aggiuntivo, a volte noto anche come ispirazione, per ritirare fuori un argomento ormai liso.
 Ora dico, è possibile che possa ritenersi casuale la continua uscita di numeri adiacenti a quelli che gioco? Sono sicuro che se li cambiassi ne uscirebbero altri esattamente vicini. 
 È una costante: se, per dire, giocassi il 10 per 3 volte di seguito sono certo che uscirebbero l’11, il 9 e anche, per via eccezionale, il 9,5. Di fatto accade molto spesso così, cioè di una serie di numeri (sono 6) ne escono parecchi distanti un’unità da quelli giocati.
 Per non parlare di quanto siano poco ben distribuite le uscite, dato che molto spesso vedi uscire serie tipo 6,7,9, o 75,77,78 e via così…
Ok, va bene la casualità, ma così sembra proprio che qualcuno si metta d’impegno per insinuare il sospetto di un complotto cosmico.
 Certo sui grandi numeri il discorso non ha senso, voglio dire è tipico dell’uomo credere di essere l’unico parametro o punto di riferimento di fatti che in realtà coinvolgono anche altre migliaia di persone, e ognuna di loro in modo differente (altrimenti non vincerebbe mai nessuno): quello che mi ingenera odio generalizzato contro tutto è che sembra non esserci quella normale rotazione che la casualità dovrebbe includere.
 Però è casuale, che cacchio ci volete fare? Mica si può dare un senso o un ordine a ciò che è casuale… non lo sarebbe più.
 Va bene, mi dico, ma perché le cose devono essere per forza così “casualmente” fastidiose quando io voglio entrare in un sistema? Sia il gioco che qualsiasi altra cosa mi possa venire in mente, funziona così.
 Forse, penso, potei fingere disinteresse per la cosa, che ne so, magari parlare con qualche altra persona con insistenza e con fare ipnotico, fino a convincerla che sarebbe una cosa buona giocare al mio posto e poi farmi avere il ricavato della vincita… proprio come se io fossi del tutto estraneo all’impresa.
 Potrei mettermi dei baffi finti quando vado a giocare i numeri, oppure utilizzare una marionetta doppiandone la voce in falsetto…
 Non so, ho come l’impressione che non sarebbe così facile tentare di fregare la beffa karmika.
Beh comunque sia, la casualità è reale, solo che è difficile da comprendere o da accettare.
 È ancora più difficile se per forza diamo un senso a tutto ciò che ci riguarda, per il fastidio di non poterne effettivamente trovare uno che sia ogni volta adeguato e soddisfacente.
 Ad ogni buon conto io non mi rassegno così facilmente alla razionalità, specialmente quando c’è di mezzo una buona causa (ossia i miei, potenziali e futuri, rosei interessi), pertanto sperimenterò qualche altra tecnica per fregare questa sorta di sfiga mascherata da caso, ad esempio giocando un'altra serie di numeri adiacenti ai miei per vedere se poi escono altri numeri ancora una volta di fianco alle due serie giocate.
 Si, lo so, ho detto sfiga e dovrei rigettare ciò che ho scritto negando di esserne l’autore.
Penitentiagite!!
 Effettivamente, negli anni dell’università, manipoli di docenti inquisitori hanno provveduto a fare campagna di terrore per plasmare il nostro giudizio affinché le parole “caso” e “sfortuna” scomparissero dai nostri database, bandite con disonore, e venissero sostituite da altre formule più motivazionalmente accettabili, del tipo: “Insieme di fattori situazionali da elaborare per ottenere i risultati desiderati”, o “Variabili di contesto interferenti con i piani posti in essere e che richiedono un rapido riadattamento reattivo e positivo” e via dicendo.
In ogni caso era per loro fondamentale creare un terreno tale che tutti fossero in grado di convincersi, e di convincere gli altri, del fatto che non fosse tanto importante l’evento neutrale, “erroneamente interpretato” come negativo, ma la capacità di trovare in se stessi e nell’ambiente le risorse necessarie a prendere altre strade senza piangere sulla situazione.
 Ok, può anche andare in un certo senso, a volte può essere una considerazione utile… ma vallo a dire ai numeri estratti, cacchio! Quelli escono e punto, o ce li hai o non ce li hai.
 Comunque, sui colleghi più fondamentalisti la cosa prendeva piede in tempi molto brevi e si radicava come fosse da sempre parte del proprio pensiero, senza la possibilità di intaccare la formula con miscele di realtà avversa e inapplicabilità universale.
 Qualunque idea o metodo che si sottragga alla critica e all’adattabilità prende da subito una piega pericolosa e, ad ogni modo, preferisco ogni tanto pensare senza mettermi problemi di metodo che, tutto sommato, se dopo 40 anni che non esci di casa e vai in vacanza ti trovi con una bomba sotto il culo, o se mentre nuoti in piscina una bomba inesplosa della seconda guerra mondiale sepolta sotto la vasca casualmente salta in aria, o se sedendoti sulla tazza del water ti ritrovi con un ratto appeso ai testicoli… beh, vai a dire che quella non è sfiga.

Altro che rielaborare i fattori in gioco e usarli a proprio vantaggio.



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sabato, 15 marzo 2008



lettera Tempo fa ho letto un articolo secondo il quale, in base a recenti studi sul DNA della saliva ritrovata sotto i francobolli delle lettere che jack the ripper mandava alla polizia, l'assassino potrebbe essere una donna.
In realtà, rivedendo le razionalizzazioni conseguenti a questa scoperta, pare che il DNA fosse incerto, e quindi poteva essere femminile ma anche no.
Ma se anche fosse, si potrebbe solamente affermare che era una donna la persona che leccava i francobolli... il che non dimostra che fosse anche la stessa persona che andava ad uccidere la gente.
Al di là della corrispondenza o meno tra francobollatrice e assassino, questa versione va a soddisfare parzialmente un'ipotesi che mi è più volte venuta in mente, e cioè che ci dovesse essere un tocco femminile nella spinta folle a quel genere di delitti... che so, ad esempio un transessuale che si sentiva frustrato in quanto all'epoca non si poteva essere apertamente tali (e comunque, non si poteva aspirare ad un posto fisso in tv o in radio come Guru di costume e società), nè tantomeno operati per conversioni di sesso, oppure una donna tradita a più riprese o, e questa è la più verosimile, una congrega di esseri mutati abitanti del sottosuolo che non conoscevano altro modo di relazionarsi con le persone della superficie.
Altra opzione probabile è che dietro ai delitti non ci fosse una singola persona o necessariamente sempre lo stesso individuo, dal momento che modalità e caratteristiche dei delitti erano abbastanza note ai più.
Ma siccome io non sono nessuno per tornare su un caso per il quale sicuramente molte persone hanno impiegato tempo, ricerche, studi e analisi di qualsiasi tipo alla fine una mia considerazione non serve a nulla.
Jack the ripper rimarrà nel mio immaginario personale come una checca isterica particolarmente psicopatica e propensa alla violenza, ma insospettabile cittadino nella vita di tutti i giorni (oltre ad essere, probabilmente, un individuo con rudimenti di medicina).
Del resto le ipotesi sull'identità dell'assassino sono tutt'ora diverse, si va dal giovane artista figlio di artista, all'ebreo polacco probabilmente affetto da turbe psichiche etc., fino all'ipotesi di una commissione dei delitti partita dalla corona inglese per coprire un possibile scandalo.

Insomma, stai a vedere che alla fine sono stato io, senza neppure saperlo.



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lunedì, 18 febbraio 2008





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giovedì, 31 gennaio 2008



 Oggi, durante il pranzo inconsuetamente consumato in città anziché a casa, sentivo l'ennesimo discorso di un non emerito rappresentante della stirpe sarda ai suoi compari, malauguratamente presenti nello stesso posto e orario del sardonico loro amico (o conoscente).
Il tipo di discorso è così tipico e ricorrente, da queste parti, che da sempre l'idea di farne una questione con la quale ammorbare possibili uditori o lettori era rimasta a parassitare negli angoli muffosi della mia mente (che starebbe a dire il 90% dello spazio utilizzabile dalle mie personali risorse di sistema).

Premessa.

Dovete sapere, per chi già non ne fosse a conoscenza per averlo studiato sui sussidiari delle elementari, che uno dei massimi canovacci espressivi proprio della mia terra natia, e punto di merito nell'essere sardi, è l'impegno esoso a mistificare le proprie possibilità economiche. È possibile che faccia parte della cultura locale, così come (e io propendo per questa tesi) è possibile che ne venga impiantata e dunque imposta l'esigenza psicofisica tramite un imprinting manesco ma, almeno, feroce.


Il fatto.

Un tizio non molto in arnese, almeno esteriormente, con aria tirata e dimessa come se avesse dovuto cacciar ratti, invece che dormire, per potersi sfamare (e non fosse comunque riuscito a prenderne che la coda), colorito da malattia, aspetto trascurato e piglio da profugo triste perché non è più triste come un tempo.
Si barcamena, quasi in modo lamentoso, mentre scambia qualche parola con i compagni di istante, apparendo ancor più smunto e inerme al momento di avvicinarsi alla cassa per saldare il costo del pasto (tre sue portate contro una sola a testa degli altri due).
Gli altri si guardano indecisi, lo guardano come si potrebbe guardare un cane senza una zampa e munto dalle zecche che tenta pietosamente di alzarsi in piedi, mentre in realtà il tristo individuo armeggia con studiata lentezza con un cencio che dovrebbe essere un portafogli; il volto contrito di costui mentre sembra desolato nel rimestare un vuoto che nessuno potrebbe sospettare non essere tale per caso.
Prosegue la sua sapiente ricerca del nulla nel vuoto borsello mentre, sempre tra il rassegnato e il triste, emette qualcosa del tipo “eh, non so se ho cambio... ultimamente non ho mai molto denaro a disposizione...”, mentre gli altri hanno già da tempo emesso il samaritanevole verdetto che lo manlevava da ogni dovuto saldo nei confronti del locandiere “ma dai, si divide uguale tra tutti... Anzi – fa uno – metto io un po' di più” .
I compari di sventura, colti nel vivo dalla perfetta pantomima, cascati in perfetto stile allocco nella nassa ormai collaudata del vitello magro e in dichiaratamente costante stato di indigenza, mostrano un'espressione tra il paladino soddisfatto (per il gesto di generosità appena compiuto) e il gallo appena castrato (perciò, ormai, nominato “pollo”).
Svolto il fatto, il nostro Oscar come miglior nullatenente protagonista, campione certo di incassi,si intrattiene con i due normalissimi (in questo caso, erano anche un po' meno che normali) amici in un discorso denso di fattori contrastanti con quanto appena avvenuto e dichiarato, un qualcosa di questo genere:
“Oh, ragazzi, magari ci vediamo la settimana prossima. Domani devo andare vendere la mia auto ad uno sfigato di ...(paese in provincia del capoluogo). Spero che il nuovo fuoristrada (non ricordo che marca e modello ha detto, ma ricordo bene la faccia di uno dei due suoi compari) arrivi a giorni perché mi rompe andare con i mezzi (intendeva quelli pubblici). Questi giorni sto usando – detto sbuffando con aria scoglionata - la... (nome di nota casa automobilistica tedesca, non altrettanto nota per la convenienza delle sue vetture) di mia madre... è una palla per il parcheggio (ah, ecco perché sbuffava, beh lo capisco), e poi (aggiunta fatidica) consuma troppo” – lo sguardo corre sconsolato nuovamente alla tasca che custodisce il deserto portamonete di prima.
Seguono commenti spezzettati, forse perché messi alla prova da un leggero imbarazzo o dalla consapevolezza di aver commesso nuovamente il solito errore, da parte dei due compatrioti.
Il vitello magro ora non più così tanto magro rilancia con un'ultima rivelazione, prima di scomparire stancamente:
“Se volete passare a ...(nome di nota località sul mare, luogo di ville tra le meno economiche sul territorio) questo fine settimana, io sono li. Magari portate qualcosa così ci organizziamo (eh beh, mica vorrai andare a mani vuote?!). Dai che torno a casa... Oh, sto abitando da solo”“Ma dove?!” (lo interrompe perplesso uno dei due samaritani che, evidentemente messi insieme due o tre fattori, non riesce a far tornare il prodotto). Eh – risponde il vitello, ora sempre più grasso – nel mio appartamento. Non te l'avevo detto che sto vivendo in via ... (via non proprio del centro città, ma abbastanza prossima al centro da essere considerata tale) già da un annetto...- ancora sguardo contrito – Una palla stare da solo... meno male che non devo pulire tutto io altrimenti” – segue mostra del dito medio con aria in volto ricca di ovvia condivisione per il concetto appena espresso.

I due rimangono li mentre il volpone esce satollo, e cominciano a commentare su quanto siano pirla loro e quanto possa essere probabile che uno che passa da un momento difficile ad un altro possa essere, al contempo, anche così ben dotato. Probabilmente concorderanno che quanto accaduto non sia mai realmente avvenuto, si prometteranno complicità vicendevole e di non riferirlo mai a nessuno. Includeranno, credo, la consapevolezza che al prossimo incontro la cosa si ripeterà e loro ricominceranno a credere al povero vitello, prima di rivederlo nuovamente ricoperto d'oro e, ancora nuovamente, con la propria benevolenza in ritardo sul buon senso (sempre il loro).

La questione.

C'è una cultura tipica, da queste parti, che impone di capovolgere continuamente le proprie reali disponibilità economiche, in un senso così come nell'altro. Questo avviene sia in modo discreto e, tutto sommato, non dannoso, che in modo deprecabile e vergognoso.
Naturalmente ciò che più mi colpisce è il metodo deprecabile.
Si arriva a veri eccessi, addirittura fino all'autolesionismo.
Famiglie che potrebbero vivere con grande agio, almeno in privato se non desiderano il pubblico, si makuppano ad uno stato di indigenza tale che nemmeno quelli che stanno male sul serio riescono ad eguagliare. Il vero povero (anche quello che non è povero, ma che fa fatica) è meno autentico e credibile, se vogliamo metterla così.
Queste persone arrivano a privarsi di cose utili, magari anche a costo della salute, a vestire-mangiare-bere di merda quando chi li conosce potrebbe vederli, a non avere mai il tanto in tasca per un panino o un bitter annuale con gli amici, a dichiarare costantemente di non avere una lira anche se lavorano da15 anni come dipendenti di se stessi e parlano con un disoccupato cronico che vive in affitto in una stanza. Il bello è che riescono a farsi offrire la cena proprio dal disoccupato cronico che vive in affitto, il tutto senza il minimo pensiero.
E se si fa un viaggio insieme con la loro auto (quella “pubblica” fa cagare, in genere) ovviamente si divide la benzina, beh perché costa... che cazzo!
Sia mai che si sappia dei terreni, delle proprietà, dei beni di lusso stipati in banca, di quel cane di razza purissima fatto venire apposta dal Giappone, della collezione di collezioni di monete antiche o di nani da giardino di platino ricoperti di gesso.

Babbei quelli che ci cascano, forse, e il mondo sarà pure dei furbi, probabile, ma esistono sempre i ladri... che Iddio li abbia in gloria.



Postato da Volf alle ore 19:12 | commenti (9) | commenti (9) (Pop Up)
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